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I motivi della denatalità nel nostro Paese

Il calo delle nascite in Italia non è una novità ma sta diventando un emergenza nazionale. Le cause? Paura, incertezza e, soprattutto, scarsa informazione riguardo la fertilità femminile

In Italia sempre meno figli. Le statistiche annuali dell’Istat ci informano che nei reparti di maternità del Belpaese le culle sono sempre più vuote. Le coppie rinunciano ad avere bambini per tanti motivi e, sempre più spesso, le donne abbandonano il sogno di diventare mamme già da giovanissime. Le cause possono essere molteplici: ci sono donne che non desiderano diventare madri, mentre altre si immaginano stringere, prima o poi, un bebè tra le braccia ma vengono frenate da una condizione economica non favorevole, dalla paura di perdere il posto di lavoro, dall’attuale situazione sanitaria che sta avendo pesanti ripercussioni sul piano psicologico e lavorativo, dall’assenza di un partner fisso e anche dalla mancanza di una reale consapevolezza della propria fertilità che per una donna è all’apice tra i 20 e i 30 anni. 





Anche avendo un partner fisso e una carriera avviata, la ricerca di una gravidanza viene sempre più rimandata perché lo studio e il lavoro portano a procrastinare quello che nel presente non è la priorità. Oppure perché ci si sente ancora troppo figlie e non mentalmente pronte a diventare madri, un ruolo che necessariamente comporta responsabilità importanti. E, ancora, perché la persona che si ha accanto non si sente a sua volta pronta per un progetto di vita così importante. Molto spesso, poi, la mancanza di politiche famigliari volte a garantire un sostegno e un appoggio alle coppie frena l’entusiasmo di accogliere un neonato in casa. Soprattutto considerato che nella stragrande maggioranza dei casi sarà la donna a doversi far carico dell’accudimento dei figli e, troppo spesso, si vedrà costretta a scegliere tra carriera e maternità. Questo comporta che le nostre connazionali siano tra le primipare più “anziane” d’Europa.

Secondo i dati dell’Eurostat che si riferiscono al 2019, nell’UE le donne partoriscono il primo figlio in media intorno ai 29,4 anni, con un aumento in tutti gli stati membri. In Italia la crescita è stata di 0,5 anni rispetto all’anno precedente. Oggi si attesta intorno ai 31,3 anni, più o meno come avviene in Spagna e Lussemburgo (3,1 anni). Solo Bulgaria e Romania abbassano la media, con un’età inferiore a 27 anni.





Le donne non sono adeguatamente informate sulla fertilità femminile

Anche la disinformazione o la scarsa informazione sul funzionamento del proprio corpo, della capacità riproduttiva e delle tecniche mediche utili per preservare la fertilità, sono le cause per le quali la maternità viene procrastinata. Si attende il momento giusto di diventare madri, dedicandosi ad altre attività (come lo studio, la ricerca di un partner o la carriera). Quello che spesso le donne sottovalutano, però, è che la fertilità femminile non rimane costante nel tempo. La vita fertile, in particolare della donna, subisce modifiche continue e raggiunge il suo apice per qualità e quantità di ovociti (le cellule riproduttive femminili) tra i 20 e i 30 anni; iniziando a calare progressivamente a partire da questa età, con un drastico declino a 35 anni e fino ad annullarsi completamente con la menopausa.

“Sono troppo giovane per avere un figlio!”

La mancanza di informazioni sulla fertilità femminile spinge le donne a rimandare la decisione di concepire, arrivando a un’età avanzata senza sapere che le possibilità di gravidanza naturale diminuiscono. Su Adnkronos, il Dottor Mario Mignini Renzini spiega che molte coppie in età avanzata per la fertilità si rivolgono agli specialisti della Medicina della Riproduzione non avendo idea delle motivazioni per cui il concepimento non avviene e non pensando che l’età possa essere un fattore determinante per la procreazione.



“Spesso, purtroppo, si procrastina la maternità perché non si è stati correttamente informati sui limiti della vita fertile, in particolare nella donna (…)
Posporre la maternità oltre i 32-35 anni ha delle conseguenze inevitabili sulla fertilità della donna e quindi sulla possibilità di concepire.
Questa inconsapevolezza spesso deriva dall’assenza di informazioni e in alcuni casi anche da informazioni incomplete o non corrette ricevute dal proprio medico curante o addirittura dal ginecologo di fiducia.”

(Mario Mignini Renzini, Direttore Medico del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi e Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza)





Sempre dall’intervista di Adnkronos, il Dott. Mario Mignini Renzini cita uno studio scientifico del 2016, dal quale emerge che il 56% dei ginecologi italiani ritiene, erroneamente, non rara la possibilità per una donna di avere naturalmente e senza aborto un figlio dopo i 44 e fino ai 50 anni. E che solo il 44% sa come calcolare la riserva ovarica di una donna. Fornendo informazioni sbagliate alle coppie, le si illude della possibilità di poter concepire figli velocemente e naturalmente anche in età avanzata.

Il risultato di questa comunicazione errata è l’aumento di uno stato di permanente mancanza di figli, condizione in cui si ritrovano molte donne che con il partner hanno deciso di posticipare il concepimento non sapendo che con il passare del tempo sarebbe diventato sempre più difficile, a causa dei cambiamenti nella fertilità femminile.

La PMA non risolve da sola tutti i problemi di infertilità, continua il Dott. Mario Mignini Renzini. Ed è bene che le coppie siano informate su limiti e possibilità della Medicina della Riproduzione. Con trasparenza e semplicità. Per cogliere tutte le opportunità che esistono oggi per procrastinare una gravidanza in maniera serena, pensando ad esempio alla crioconservazione degli ovociti nel momento in cui la fertilità femminile è all’apice.





Preservare la fertilità oggi può essere il miglior regalo da farsi per il futuro

Abbiamo visto che le ragioni per procrastinare la maternità sono molteplici ed è ormai di fondamentale importanza che le giovani donne siano correttamente informate sulla propria fertilità. La capacità riproduttiva femminile inizia a diminuire già dopo i 30 anni, con un netto calo a 35, limitando le possibilità di procreare naturalmente. È doveroso anche mettere a conoscenza le giovani donne del fatto che possono preservare la fertilità tramite Egg Freezing, una pratica fino a qualche anno fa riservata solo a donne che a causa di cure mediche o interventi chirurgici avrebbero potuto perdere la capacità riproduttiva.

L’Egg Freezing consiste nella crioconservazione degli ovociti nel momento in cui per qualità e quantità solo al loro apice (tra i 20 e 30 anni), conservandoli per poterli utilizzare in età più matura. Un regalo che le giovani ragazze dovrebbero farsi subito, per non dover sempre essere costrette a rinunciare a nulla nella propria vita e attendere il proprio momento giusto.

Per una corretta informazione riguardo la fertilità femminile e la sua preservazione, la Multinazionale Farmaceutica Gedeon Richter ha istituito la campagna informativa italiana “Il Momento Giusto”.

Clicca qui per visitare il sito www.ilmomentogiusto.org e ricevere subito maggiori informazioni sull’Egg Freezing





Per le donne italiane conciliare famiglia e lavoro non è facile

In conclusione, scarsa informazione sulla fertilità e consapevolezza di dover rinunciare alla carriera o di subire mobbing sul luogo di lavoro nel momento in cui si diventa madri sono gli elementi alla base del calo demografico che sta colpendo sempre più pesantemente il nostro Paese.

Rispetto agli altri paesi dell’UE, che possono vantare politiche migliori per sostenere le famiglie, l’Italia ha le percentuali più alte di donne che non hanno mai lavorato per occuparsi esclusivamente della cura dei figli, interrompendo magari il proprio lavoro una volta scoperta la gravidanza. È un dato di fatto che le donne lavoratrici siano costrette più degli uomini lavoratori a ripensare il proprio lavoro per prendersi cura dei bambini: cambiare mansione, ridurre l’orario, trovare un’occupazione che consenta maggiore flessibilità o addirittura licenziarsi perché vittime di mobbing da parte di capi e colleghi (non solo di sesso maschile), che ostacolano il rientro di per sé già non facile dopo una maternità e rendono impossibile dedicarsi al proprio impego serenamente. Veri e propri atti di violenza nei confronti delle lavoratrici: al posto di venire incontro alle loro esigenze, si fa di tutto per rendere la loro vita in ufficio un inferno.

Le donne, così come le coppie che desiderano prima o poi crearsi una famiglia, hanno bisogno di maggiore supporto

In Italia deve cambiare in primis la cultura che vede le donne sempre e solo relegate al ruolo di madre, non comprendendo che, come gli uomini, possono dedicarsi alla carriera e alla genitorialità. Inoltre, è necessaria una maggiore informazione riguardo la sfera riproduttiva e le possibilità di preservare la fertilità femminile, per evitare che la ricerca di un figlio inizi quando per una donna è fisiologicamente troppo tardi.

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